Mostra fotografica “Desiderio”

La mostra fotografica in questione si rifà all’impegnativo progetto, molto sentito dall’autore, rivolto al ritratto e al corpo umano in connubio con la natura, sovente in chiave onirica e visionaria.

Già noto per le varie puntate di “Marche Visionarie” presenti da almeno cinque o sei anni presso le maggiori sedi espositive marchigiane (Mole Vanvitelliana, Arco Amoroso e Rettorato di Ancona, Palazzo dei Convegni di Jesi, Palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno, Sala Laurana e Palazzo Gradari di Pesaro, ecc. con autorevoli presentazioni, tra l’altro, di Ginesi, Cuppini, Papetti, Scarabicchi, Giancarlo Galeazzi, Laura Cavasassi, e perfino Vittorio Sgarbi a Jesi, Chiesa di San Nicolò, nel 2015), artista da sempre appartato e solitario, lontano dai ‘giri’ tipicamente fotografici, funzionario regionale di professione (difficile vivere d’arte), Recanatesi ha al suo attivo decine e decine di mostre, anche agli Antichi Forni di Macerata, alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, alla Rocca Paolina di Perugia, alla Sala dei Mercatori e la Libreria Rinascita di Ascoli Piceno, alla Galleria Giovenzana di Milano, al Palazzo del Turismo di Riccione, all’Expo-Ex di Senigallia, ecc. ecc. e dal 2011 al 2014 Rassegna Salvi di Sassoferrato.

Per notizie biografiche e per visionare almeno parte della produzione dell’autore si veda il sito www.robertorecanatesi.com e molto altro tramite google.

Le opere (una quarantina, formato in prevalenza 40x60 e 40x50 ed alcune anche 20x30, in bianco-nero ed a colori) sono in prevalenza il frutto di assemblaggi di negativi scannerizzati e provenienti da più scatti. L’autore sarà spesso presente, ma solo di pomeriggio.

La mostra si inaugurerà Domenica 11 Giugno alle 17,30 con la presentazione del Prof. Stefano Papetti, direttore della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno e critico d’arte tra i più competenti e sensibili. Si ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, il Comune di Jesi, la Regione Marche, la Provincia di Ancona e la Fondazione Federico II di Hohenstaufen per i rispettivi patrocini nonché Jonathan Soverchia per la collaborazione grafica.

L’Opera di Paolo Gubinelli

PAOLO GUBINELLI
Nato a Matelica (MC) nel 1945, vive e lavora a Firenze.
Si diploma presso l’Istituto d’arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l’importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nella sua ricerca: conosce e stabilisce un’intesa di idee con gli artisti e architetti:
Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgrò, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren.
Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Le sue opere sono esposte in permanenza nei maggiori musei in Italia e all’estero.
Nel 2011 ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L’Arsenale invitato da Vittorio Sgarbi e scelto da Tonino Guerra, installazione di n. 28 carte cm. 102x72 accompagnate da un manoscritto inedito di Tonino Guerra.

 

Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici:
Giulio Carlo Argan, Giovanni Maria Accame, Cristina Acidini, Mariano Apa, Mirella Bandini, Carlo Belloli, Vanni Bramanti, Mirella Branca, Carmine Benincasa, Luciano Caramel, Ornella Casazza, Claudio Cerritelli, Bruno Corà, Giorgio Cortenova, Roberto Cresti, Enrico Crispolti, Fabrizio D’Amico; Roberto Daolio, Angelo Dragone, Luigi Paolo Finizio, Alberto Fiz, Paolo Fossati, Carlo Franza, Francesco Gallo, Mario Luzi, Luciano Marziano, Lara Vinca Masini, Marco Meneguzzo, Bruno Munari, Antonio Paolucci, Sandro Parmiggiani, Pierre Restany, Maria Luisa Spaziani, Carmelo Strano, Claudio Strinati, Toni Toniato, Tommaso Trini, Marcello Venturoli, Stefano Verdino, Cesare Vivaldi.

Sono stati pubblicati cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodaglio, Alberto Caramella, Roberto Carifi, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D’Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgrò, Clara Janés, Ko Un, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Moscè, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.

 

Nella sua attività artistica è andato molto presto maturando, dopo esperienze pittoriche su tela o con materiali e metodi di esecuzione non tradizionali, un vivo interesse per la “carta”, sentita come mezzo più congeniale di espressione artistica: in una prima fase opera su cartoncino bianco, morbido al tatto, con una particolare ricettività alla luce, lo incide con una lama, secondo strutture geometriche che sensibilizza al gioco della luce piegandola manualmente lungo le incisioni.
In un secondo momento, sostituisce al cartoncino bianco, la carta trasparente, sempre incisa e piegata; o in fogli, che vengono disposti nell’ambiente in progressione ritmico-dinamica, o in rotoli che si svolgono come papiri su cui le lievissime incisioni ai limiti della percezione diventano i segni di una poesia non verbale.
Nella più recente esperienza artistica, sempre su carta trasparente, il segno geometrico, con il rigore costruttivo, viene abbandonato per una espressione più libera che traduce, attraverso l’uso di pastelli colorati e incisioni appena avvertibili, il libero imprevedibile moto della coscienza, in una interpretazione tutta lirico musicale. Oggi questo linguaggio si arricchisce sulla carta di toni e di gesti acquerellati acquistando una più intima densità di significati.
Ha eseguito opere su carta, libri d’artista, su tela, ceramica, vetro con segni incisi e in rilievo in uno spazio lirico-poetico.

Inaugurata a Senigallia la mostra “Venti Futuristi”

Subito un grande bagno di folla per la mostra “Venti Futuristi” allestita a Palazzo del Duca che, inaugurata giovedì 13 aprile, rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 2 luglio. La cerimonia inaugurale si è svolta all’auditorium San Rocco con gli interventi del sindaco Maurizio Mangialardi, del vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Graziano Mariani, e del curatore della mostra, Stefano Papetti, cui è seguito il tradizionale taglio del nastro. Presente anche la vicepresidente della IV commissione del Consiglio regionale delle Marche, Elena Leonardi.

La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dal Comune di Senigallia, ospita oltre cinquanta opere tra dipinti, disegni, studi per abiti, incisioni, prove grafiche ed elementi legati all’arredo della casa, accendendo i riflettori sugli sviluppi che il Futurismo ha avuto nelle Marche a partire dal 1922.

Tra i venti artisti esposti spiccano alcuni firmatari del primo manifesto dell’arte futurista del 1909 come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero e Gino Severini, e i loro giovani seguaci come Ivo Pannaggi, Sante Monachesi, Umberto Peschi, Wladimiro Tulli, Gerardo Dottori e Tullio Crali.

“Una mostra – ha detto Mangialardi – fatta dal territorio, per il territorio, con il territorio, che contribuisce a rafforzare la presenza di Senigallia nel circuito dei grandi eventi espositivi e conferma il protagonismo della città nel panorama culturale-artistico nazionale e internazionale. Questo è un progetto appositamente pensato per Senigallia, dove le influenze del futurismo sono ben presenti nel nostro patrimonio architettonico, a partire dalla Rotonda a mare. Per tale motivo, durante i mesi della mostra, ai visitatori sarà offerta l’opportunità di svolgere un percorso cittadino ad hoc tra gli edifici realizzati nel corso degli anni trenta“.

Venti futuristi a Senigallia

Inaugurata, al Palazzo del Duca di Senigallia, la mostra Venti Futuristi visitabile fino al 2 luglio

Pubblicato da Sale Museali di Palazzo Bisaccioni su Venerdì 14 aprile 2017

“Un sentito ringraziamento – ha concluso il sindaco – va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, al presidente Alfio Bassotti, al suo vice Graziano Mariani e al segretario generale Mauro Tarantino, per aver scelto Senigallia quale sede per questo prestigioso evento. Ringrazio poi il professor Stefano Papetti, al quale ci unisce ormai un proficuo rapporto di collaborazione, gli sponsor che hanno contribuito alla realizzazione della mostra, e tutto il personale dell’ufficio Cultura del Comune, che ancora una volta, dando dimostrazione di grande competenza, ha lavorato alla realizzazione di un allestimento all’altezza dello straordinario evento“.

La mostra resterà aperta al pubblico dal martedì al giovedì dalle ore 15 alle ore 20, e il venerdì, il sabato, la domenica, i festivi e i prefestivi dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 20.

Venti futuristi

Venti futuristi

13 aprile - 2 luglio 2017

Palazzo del Duca, Senigallia (AN)

A cura di Stefano Papetti

Inaugurazione giovedì 13 aprile 2017, ore 17.30 Auditorium San Rocco

Dal 13 aprile al 2 luglio 2017 il Palazzo del Duca di Senigallia presenta la mostra Venti futuristi.
Attraverso oltre cinquanta opere tra cui dipinti, disegni, studi per abiti, incisioni, prove grafiche ed elementi legati all’arredo della casa, la mostra vuole accendere i riflettori sugli sviluppi che il Futurismo ha avuto nelle Marche a partire dal 1922.
La mostra a cura di Stefano Papetti, direttore dei Musei Civici di Ascoli Piceno e docente di Museologia presso l’Università degli Studi di Camerino, è posta sotto l’alto patronato del Mibact e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che continua il suo percorso di valorizzazione dell’arte nelle Marche. L’esposizione inoltre è realizzata con la partecipazione del Comune di Senigallia, che aggiunge un importante tassello al programma espositivo intrapreso già da alcuni anni proponendo mostre di rilevanza scientifica nazionale e internazionale.

Già dal titolo Venti futuristi si vuole subito sottolineare la carica innovativa che il movimento futurista porta nella regione marchigiana e non solo, un vento di cambiamento che non coinvolge solamente le arti figurative, ma tutti gli aspetti del vivere quotidiano, provocando un rinnovamento radicale negli stili di vita.
Venti sono anche gli artisti esposti in mostra, dai firmatari del primo manifesto dell’arte futurista (1909) come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero e Gino Severini, ai loro giovani seguaci quali Ivo Pannaggi, Sante Monachesi, Umberto Peschi, Wladimiro Tulli, Gerardo Dottori e Tullio Crali.
Nel 1922 a Macerata, presso il Convitto Nazionale, il giovane pittore Ivo Pannaggi organizza una mostra di opere di Balla, Boccioni, Carrà e Depero, guadagnandosi la stima dello stesso Marinetti che fu protagonista di varie serate futuriste allestite nei maggiori teatri delle Marche. Quel momento segna la nascita nella città di Macerata di un nutrito gruppo di pittori e scultori futuristi e il loro definitivo abbandono della tradizione accademica, ponendo le basi per un primo approccio ai movimenti di avanguardia in una regione – le Marche - rimasta sino ad allora estranea al rapido processo di rinnovamento che andava interessando l’arte nazionale.

Dal 1922 prende avvio anche l’esposizione Venti Futuristi che, attraverso un percorso tematico, approfondisce i vari aspetti della vita quotidiana che il Futurismo intendeva rinnovare - dalla moda al teatro, dalla cucina alla letteratura - opponendosi alla imperante mentalità borghese e passatista.
Grazie ai prestiti concessi dalle Fondazioni delle Casse di Risparmio di Jesi, Macerata, Perugia e Bologna, dai Musei Civici di Ascoli Piceno, Macerata e Civitanova Marche, dalla Galleria Franca Mancini di Pesaro, dalla Fondazione Rosellini, dagli eredi di alcuni tra gli artisti presenti in mostra, nonché da vari collezionisti privati, la mostra getta luce sulla ‘seconda stagione’ del futurismo che, proprio dalla provincia – e le Marche ne sono un esempio – ha saputo trarre nuova linfa vitale ed evolversi. Evidenzia inoltre la complessità del movimento futurista e la sua volontà di rinnovare ogni aspetto della vita quotidiana.

I capolavori dei firmatari del primo manifesto del Futurismo, come Linee forza di mare di Balla o l'autoritatto di Boccioni, sono esposti in un dialogo costante e serrato accanto alle varie manifestazioni della creatività futurista. A cominciare dai disegni per tessuti ed arredi di Giacomo Balla, provenienti dalla casa museo di Roma, come anche il suo taccuino con disegni di cravatte variopinte e sgargianti, arrivando a prove tipografiche ed altre espressioni legate alle arti applicate, modelli di abiti e capi reali, complementi di arredo tessile per la casa, ma anche disegni e caricature, genere di cui Ivo Pannaggi è considerato l’inventore.

Una sezione della mostra è dedicata all’aero pittura, declinazione pittorica del futurismo, in cui il mito della macchina e della modernità raggiunge il suo apice, ponendo come oggetto centrale delle composizioni la velocità dell’aeroplano, come accade nelle visioni aree degli artisti marchigiani Crali, Dottori e Monachesi.

Un posto speciale è riservato alla creatività femminile che, soprattutto nelle Marche e in Umbria, riesce a superare la misoginia insita nelle teorie futuriste e a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nel movimento, soprattutto nelle arti applicate, come testimonia, tra gli altri esempi, lo splendido arazzo disegnato da Leandra Angelucci Cominazzini.

La mostra Venti Futuristi vuole anche essere un modo per conoscere meglio la città di Senigallia, località balneare che, oltre alla spiaggia di velluto, conserva importanti testimonianze architettoniche e artistiche. Per tutta la durata dell’esposizione ai visitatori verrà anche proposto un percorso cittadino tra gli edifici realizzati nel corso degli anni Trenta, come il complesso scolastico intitolato a Giovanni Pascoli e la celeberrima Rotonda sul mare.

Il sogno liquido

Dicono di lui che la leggerezza del mare sia solo dei suoi quadri, ma la gravezza pure. Dicono di lui che l’altra faccia della luna sia il suo orto e che ci crescano solo melagrane. Qualcuno si ricorda che lui è stato sempre così: coltiva le nuvole. Quei dipinti di Crostelli sembrano così incontrovertibili da diventare opere per un pubblico che sempre più s’allontana dall’arte, e vi ritorna per piacere e per gioco.

Il raggio d’azione su cui si muove l’artista Andrea Crostelli è piuttosto vasto e complesso. Egli si sposta da un soggetto all’altro con estrema disinvoltura, da una tecnica all’altra con naturalezza disarmante. Il figurativo, l’informale, l’astratto e tante altre correnti artistiche sembrano averlo attraversato senza aver lasciato segni evidenti, perché tutto Crostelli stravolge e, dimentico del tutto, si lascia guidare dall’amore, solo dall’amore e dalla forza a trazione anteriore che questi possiede. Spinto “oltre”, oltre il tangibile, oltre se stesso, non gli resta che vagare.

Nella pittura egli può sentirsi veramente uomo, perché può far ascoltare il suo grido senza violentare il prossimo, senza che la sua fragilità lo sbatta in un angolo. Egli usa un segno delicato che ha grande energia. E l’energia muove il mondo. Legati ai nudi femminili di Andrea Crostelli ci sono embrioni di “figure umane”: un misto di uccelli, pesci, persone, le stesse che ritroviamo anche all’esterno come compagni fedeli per l’esistenza. Le pulcinelle di mare che attorniano queste donne pensierose, riflessive, assorte partecipano compassionevoli ai loro disagi animando silenzi pesanti con un fare leggero, giocoso, comprensivo.

Futurismi

La mostra “Futurismi – percorsi futuristi nell’arte del primo Novecento” curata dal Prof. Stefano Papetti, ha portato l’attenzione sugli sviluppi che il Futurismo ha avuto nelle Marche a partire dal 1922, quando a Macerata, presso il Convitto Nazionale, il giovane pittore Ivo Pannaggi organizzò una mostra di opere di Balla, Boccioni, Carrà e Depero, e sui riflessi di tale stagione dell’arte italiana su quella marchigiana, che non furono di poco conto.

Sono state esposte alcune opere di principali esponenti del movimento come Balla, Depero, Sironi e degli artisti marchigiani che hanno fatto parte del “gruppo futurista” o “gruppo maceratese” quali: Rolando Bravi, Cleto Capponi, Sante Monachesi, Ivo Pannaggi, Umberto Peschi, Bruno Tano e Wladimiro Tulli.
In evidenza

Orizzonti di senso

La Galleria GINOMONTI arte contemporanea di Ancona, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e con l’Associazione Culturale ART ‘UP, è lieta di invitarVi all’inaugurazione della mostra

ORIZZONTI DI SENSO

BARTOLINI, BOLDRINI, CUTINI, GIULIANI

che si terrà sabato 5 novembre 2016 alle ore 18.00 presso la prestigiosa cornice di Palazzo Bisaccioni di Jesi.

La mostra accosta le opere di quattro illustri artisti marchigiani contemporanei, Ubaldo Bartolini, Andrea Boldrini, Giorgio Cutini e Giuliano Giuliani, i cui diversi percorsi creativi esemplificano altrettanti, ed egualmente interessanti, modi di declinare la cultura del nostro tempo, nella comune ricerca di nuovi orizzonti di senso per l’uomo nei suoi rapporti con la sua storia, con la natura che lo ospita e con la spiritualità che tutto pervade.

L’esposizione sarà visitabile gratuitamente tutti i giorni, fino al 20 novembre 2016, presso la sala museale di Palazzo Bisaccioni secondo i seguenti orari: 9.30-13 e 15.30-19-30.

Inaugurata sabato 5 novembre 2016, con successo di pubblico e consensi culturali, la mostra "Orizzonti di senso", che ospita le opere di quattro illustri artisti marchigiani contemporanei: Ubaldo Bartolini, Andrea Boldrini, Giorgio Cutini e Giuliano Giuliani. L’esposizione sarà visitabile gratuitamente tutti i giorni, fino al 20 novembre 2016, presso la "Sala blu" di Palazzo Bisaccioni con i seguenti orari: 9.30-13.00 e 15.30-19.30.