La dimensione dell’azzurro

“La dimensione dell’azzurro” è il titolo della mostra fotografica di Franco Cecchini con dedica a Carlo Urbani, in programma dal 4 al 19 luglio a Palazzo Bisaccioni di Jesi.

La mostra fotografica di Franco Cecchini dal titolo “La dimensione dell’azzurro” era pronta con il catalogo per l’inaugurazione in marzo a Palazzo Bisaccioni. Bloccata come tutto e tutti dal Covid 19, sarà in programma dal 4 al 19 luglio con la stessa dedica-tributo a Carlo Urbani, originario di Castelplanio e appassionato di fotografia come l’autore della mostra.

Anche se ormai è trascorsa la ricorrenza dell’anniversario della sua morte, avvenuta il 29 marzo 2003 a Bangkok, resta più che mai attuale e significativo il riferimento a questo “eroe italiano” di cui, sia in mostra che in catalogo, figurano tre scatti che testimoniano la sua “dimensione dell’azzurro”, “il suo sguardo sensibile, la sua appassionata ricerca, i suoi sconfinati orizzonti”.

Inizia così il “percorso di ricerca visiva” proposto da Franco Cecchini. “In questo progetto l’azzurro non è solo un colore, uno dei tanti colori. In ogni foto, oltre alla realtà fotografata, c’è altro: l’azzurro. E’ altro, l’altro. E anche l’oltre, l’altrove…Fino all’indefinito, all’infinito. Non ha un unico senso, ognuno può dargli un significato diverso”, come premette in catalogo l’autore stesso.

Fabio Ciceroni nella sua presentazione scrive che “l’indubbio fascino dell’operazione di Cecchini va oltre l’attimo fuggente della suggestione iniziale per obbligare ad un’avventura nuova dello sguardo, quella che sa astrarci fino ad una sospensione totale”. E aggiunge: “Il procedere tra le immagini in sequenza è talmente fedele ad un’unica cogente ricerca ispiratrice da rendere estranee le occasioni che le hanno suscitate”.

Oltre che dal testo di Fabio Ciceroni, il catalogo è arricchito dai contributi critici di Gabriella Lalia e Riccardo Picciafuoco e dalla riproduzione di tutte le foto esposte, ordinate in dittici, nelle pagine come sulle pareti, in modo che si interfacciano, si confrontano, si integrano o si contrappongono tra loro, lungo un percorso immaginario ripreso in un video realizzato da Alessio Pacci e proiettato nello spazio espositivo.

La mostra è promossa dall’AICU, Associazione Italiana Carlo Urbani con il patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, del Comune di Castelplanio e del Comune di Jesi. Il ricavato della vendita dei cataloghi della mostra sarà devoluto interamente all’ AICU per una borsa di studio.

A condurre l’incontro inaugurale sabato 4 luglio alle ore 17,30 nella Sala delle Assemblee di Palazzo Bisaccioni sarà Vincenzo Varagona, consigliere dell’AICU oltre che noto giornalista di Rai3 Marche. Nel corso dell’incontro verrà proiettato un breve profilo del grande Medico di Castelplanio, presentato di recente da “Frontiere” su Rai Uno.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni nei consueti orari di apertura (9.30-13.00/15.30-19.30)

Giuseppe Chiari: Suono, Parola, Azione

a cura di Stefano Verri

27 giugno – 22 novembre 2020

 Inaugurazione sabato 27 giugno 2020 ore 18.00

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi in collaborazione con la collezione privata di Roberto Casamonti – Firenze, presenta la mostra Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione a cura di Stefano Verri che racconta il percorso di Chiari musicista, compositore e artista concettuale, che è stato una delle figure cardine dell’arte italiana del XX secolo.

La mostra Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione intende rappresentare con oltre trenta opere visive e una selezione di video il percorso di ricerca che Chiari fece tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento; un percorso che prova ad essere completo, ma che sicuramente non pretende di essere esaustivo della vasta produzione e della complessità del pensiero dell’artista fiorentino.

Vicino all’ambiente Fluxus, Chiari utilizza la musica – o meglio la sua personale riflessione sulla musica – come linguaggio privilegiato per segnare quella rottura con le arti tradizionali che questo movimento di neo-avanguardia andava proponendo a partire dai primi anni Sessanta. Una riflessione che lo porterà a ripensare la musica a metterne in discussione i canoni fondamentali per approdare a nuove intuizioni teoriche che tendono verso la totalità e l’universalità del fare artistico.

Chiari è un artista straordinario, uno degli assoluti protagonisti dell’arte concettuale italiana.” afferma il curatore Stefano Verri – “Un musicista, un compositore, un intellettuale che rompendo con intelligenza ed ironia ogni schema, attraverso l’arte, ha testimoniato il proprio profondo impegno civile. Questa mostra, intende creare un percorso fatto di suggestioni attraverso alcune delle differenti linee di ricerca che hanno caratterizzato il suo lungo e meraviglioso lavoro“.

Il tessuto espositivo si apre idealmente con i pentagrammi – lo strumento canonicamente indispensabile alla scrittura e all’esecuzione musicale – che Chiari trasla concettualmente in una dimensione visiva trasformandoli con colori segni e cancellature, che se da una parte sembrano rinnegare l’istituzionalità delle “regola” dall’altra accentuano questo senso di totalità in una sottile commistione di linguaggi, snodandosi attraverso una serie di disegni, opere grafiche e fotografiche che ci introdurranno alla dimensione performativa e alla produzione musicale di Giuseppe Chiari testimoniata a sua volta da una selezione di video.

L’evento espositivo ospiterà poi due interventi di Gianni Melotti, fotografo e artista attento alla scena artistica sperimentale internazionale degli anni Sessanta e Ottanta, legato a Giuseppe Chiari da un rapporto di amicizia e di collaborazione.

Mauro Tarantino – segretario generale Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi – conclude: “Dopo le mostre dedicate alla Nuova Scuola Romana, all’Arte Povera ed all’Arte Concettuale e da ultimo, in ordine di tempo, La Ferita tra umano e divino che ha coinvolto opere di Fontana, Burri e Maria Lai, questa mostra dedicata a Giuseppe Chiari, che inaugura la programmazione 2020, conferma Palazzo Bisaccioni come uno spazio attento non solo alla storia, con la propria splendida collezione, ma anche ai grandi maestri della contemporaneità“.

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GIUSEPPE CHIARI

Suono, Parola, Azione

a cura di Stefano Verri

27 giugno – 22 novembre 2020

Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

Palazzo Bisaccioni – Piazza Colocci 4 -Jesi (AN)

Ingresso libero

Orari di apertura: lunedì – domenica 9:30-13:00 / 15:30-19:30. Chiuso 15 agosto

Visite guidate gratuite su prenotazione

Tel 0731 207523 – email info@fondazionecrj.it  – www.fondazionecrj.it

Ufficio stampa

Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication

Maria Chiara Salvanelli | Mob +39 333 4580190 – email mariachiara@salvanelli.it

Valeria Frisolone \ Mob + 39 334 3523916 – email valeria.frisolone@salvanelli.it

Volare alto per ritrovare le radici

di Giuseppe Ansovino Cappelli

Curatori: Giuseppe Salerno, Giancarlo Bassotti

Inaugurazione: sabato 6 giugno ore 17.30

Orario: sabati e domeniche ore 09.00/13.00 15.30/19.30             

La mostra sarà visitabile dal 6 al 28 giugno 2020.

Ingresso gratuito.

È gradita la prenotazione telefonica al numero 0731207523.

La visita verrà svolta in totale sicurezza, seguendo le indicazioni fornite all’ingresso.

A cura di Giuseppe Salerno e Giancarlo Bassotti si inaugura a Palazzo Bisaccioni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, “Volare alto per ritrovare le radici”, esposizione di quarantuno opere dell’architetto Giuseppe Ansovino Cappelli il quale riconduce all’integrità originaria trentuno splendidi borghi delle Marche (Belforte, Belvedere Ostrense, Camerino, Castello di Pitino, Castelraimondo, Castignano, Cerreto d’Esi, Corridonia, Cossignano, Fabriano, Fermo, Frontino, Frontone, Jesi, Loreto, Macerata, Mondavio, Mondolfo, Montefiore dell’Aso, Moresco, Pioraco, Piticchio, Pollenza, Recanati, Ripatransone, S. Severino Marche, Senigallia, Tolentino, Treia, Urbino, Urbisaglia).

Volare alto per ritrovare le radici è la missione abbracciata da Giuseppe Ansovino Cappelli che, a tratto forte di penna e matita, realizza su carta Fabriano queste tavole bianche e nere di fronte alle quali, in scenari architettonici essenziali e silenti di dechirichiana memoria, respiriamo l’equilibrio e la grandezza di un pensiero collettivo.

Nato a Fiastra e docente di composizione architettonica presso la facoltà romana di Valle Giulia, Giuseppe Ansovino Cappelli dedica queste opere alla sua regione d’origine.

Con il patrocinio di: Regione Marche, Comune di Jesi, Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Associazione Culturale InArte, Rotary Club Jesi

Mostra fotografica “La neve a Jesi” di Adriana Argalia.

Inaugurata il 22 febbraio 2020 ed interrotta per la chiusura causa Covid-19, la mostra sarà visitabile fino al 31 maggio 2020.

L’evento è stato organizzato con la collaborazione della locale sezione di Italia Nostra e il patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi.

Le foto si riferiscono a un periodo di circa trent’anni e mostrano Jesi nella sua proverbiale bellezza; spesso gli scatti sono popolati da personaggi alle prese con la loro vita quotidiana: bambini che giocano, gente che cammina sotto la neve, elemento che rende tutto diverso e più affascinante.

E poi i tanti ombrelli, che diventano un chiaro elemento estetico ricorrente.

La finalità della mostra non è far ricordare nostalgicamente i trenta anni che scorrono attraverso gli scatti, ma piuttosto sottolineare come la neve possa trasformare la realtà, conferendo un’aria intrisa di magia, che ricorda il modo in cui la natura trasformi i confini del suo ciclo.

È prevista la proiezione di due serie di foto, una legata al tema della mostra, l’altra dedicata all’attività artistica e fotografica di Adriana Argalia.

La ferita tra umano e divino

Arte antica e contemporanea a confronto
da Francesco da Rimini a Lucio Fontana

LA FERITA TRA UMANO E DIVINO

Arte antica e contemporanea a confronto da Francesco da Rimini a Lucio Fontana

a cura di Andrea Dall’Asta e Sara Tassi

in collaborazione con il Museo Diocesano di Jesi

30 novembre 2019 – 29 febbraio 2020

Inaugurazione sabato 30 novembre ore 18

Progetto sostenuto dalla Fondazione Cariplo

Con il patrocinio di MIBAC, Regione Marche, AMEI

Ingresso libero

In mostra 15 opere di Francesco e Giuliano da Rimini, Nicola di Maestro Antonio, Lorenzo de Carris, Lucio Fontana, Alberto Burri, Maria Lai e Ettore Frani.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha scelto per la sua mostra invernale, realizzata con prestiti di importanti istituzioni italiane, il tema della ferita, proponendo un percorso espositivo essenziale e al tempo stesso di forte impatto, coprendo un arco cronologico dall’arte medievale a quella contemporanea.

La mostra racconta la ferita di Cristo attraverso alcuni capolavori di arte medievale e rinascimentale: dalla Crocifissione con Vergine Annunciata di Francesco da Rimini alla Crocifissione di Lorenzo de Carris detto il Giuda, dal Volto di Cristo di Giuliano da Rimini al Cristo morto nel sarcofago sorretto da due angeli di Nicola di Maestro Antonio; un percorso in cui la ferita, pur nella sua tragicità, diventa luogo di bellezza artistica, estetica, esistenziale e teologica.
Anche nella modernità, in una prospettiva puramente laica, la ferita ha ispirato artisti come Lucio Fontana, dove il taglio nelle diventa l’accesso a un oltre che attende di essere esplorato.

Alberto Burri e Maria Lai hanno poi declinato la ferita come oggetto di ricucitura e di ricomposizione, per creare nuove armonie, inedite relazioni, intensi legami concettuali.
Nelle opere di Burri la povertà dei materiali utilizzati contiene dignità di significato e la scelta della tecnica rappresenta una catartica riformulazione del dolore che lavorato, bruciato, fuso, cucito, assemblato, ri-plasmato dona alla materia una nuova veste.
Maria Lai ha concentrato sul gesto del tessere il cuore della sua poetica artistica.


Infine, all’artista contemporaneo Ettore Frani è stata commissionata un’opera appositamente creata per l’occasione, interpretata dall’autore attraverso un intenso e drammatico chiaroscuro.


La mostra ha l’intento di riflettere sulla finitezza umana come possibile varco verso un oltre, affinché le ferite si trasformino in passaggio che ci apre nella fiducia al mondo, agli altri, all’assoluto.

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Ingresso libero

Orari di apertura: lunedì – domenica 9:30-13:00 / 15:30-19:30

Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio

Visite guidate gratuite su prenotazione

Tel 0731 207523 – email info@fondazionecrj.it  – www.fondazionecrj.it

Ufficio stampa

Maria Chiara Salvanelli Press Office & Communication

Maria Chiara Salvanelli

Mob +39 333 4580190 – email mariachiara@salvanelli.it

Valeria Frisolone

Mob + 39 334 3523916 – email valeria.frisolone@salvanelli.it

Dal Corriere della Sera

Italo Morici ” Antologia”

Mostra di pittura dell’artista Italo Morici, a cura di Giancarlo Bassotti.
“Egli pur non conoscendo, all’inizio della sua avventura da artista, la scomposizione cubista e le forme uniche (nella continuità dello spazio), ne avverte, tuttavia, l’urgenza e la sua straordinaria sensibilità e ricettività alla sperimentazione lo conducono sui versanti propri della figurazione che evoca simultaneamente elementi di natura sia cubista che futurista…”

Tina Modotti prosegue a Ostra

Tina Modotti

fotografa e rivoluzionaria

a cura di Reinhard Schultz

progetto espositivo ideato da Francesca Macera

4 – 29 settembre 2019

Sala delle Lance

Vicolo Gherardi – Ostra (AN)

Inaugurazione 4 settembre ore 18.00

c/o Sala Grande del Comune di Ostra

Piazza dei Martiri

Il 1 settembre si è conclusa la mostra Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria presso Palazzo Bisaccioni a Jesi, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Un successo assoluto di pubblico con 7500 visitatori nei 5 mesi di apertura, che hanno dimostrato un interesse vivo e costante nei confronti non solo delle opere, ma anche della storia personale di una delle più grandi fotografe del Novecento.

Proprio per questo e grazie alla sensibilità della nuova amministrazione comunale, la mostra proseguirà per tutto il mese di settembre ad Ostra, nell’affascinante Sala delle Lance, con un percorso espositivo che metterà in luce la vicenda biografica oltre che artistica di Tina Modotti, celebrandone il mito, ma raccontando anche gli aspetti più privati. Fotografia e vita collimano, l’una a raccontare l’altra con un intento di onestà, passione e ideali.

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Maurizio Galimberti – mostra antologica

MAURIZIO GALIMBERTI
Antologica
a cura di Denis Curti

1 – 31 agosto 2019

Inaugurazione giovedì 1 agosto ore 18.00

Rocca Roveresca
Senigallia (AN)

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, in collaborazione con il Polo Museale delle Marche e il Comune di Senigallia, rinnova il suo impegno nelle attività espositive della regione Marche, questa volta nella suggestiva sede della Rocca Roveresca di Senigallia dove per tutto il mese di agosto sarà aperta al pubblico una mostra antologica dedicata a Maurizio Galimberti, uno dei più importanti fotografi italiani degli ultimi decenni.

Senigallia Città della Fotografia rende omaggio a Maurizio Galimberti, oggi considerato il massimo esponente italiano di quella corrente artistica che utilizza la fotografia istantanea per esprimere la propria creatività.
Nato a Como nel 1956, appassionato da sempre di fotografia, inizia la propria ricerca per mezzo di una fotocamera a obiettivo rotante, utilizzando una classica pellicola analogica: con l’arrivo degli anni Ottanta, che eleggono la Polaroid a nuovo metodo d’indagine fotografica, Galimberti decide di abbandonare l’attività di famiglia per dedicarsi interamente alla sua passione, facendo della Polaroid e dell’immagine istantanea “il filo conduttore” della sua intera carriera artistica.
Per questa mostra antologica l’artista ha scelto di esporre alla Rocca Rocca Roveresca di Senigallia una raccolta di fotografie originali e tra le più rappresentative della sua produzione – tutte realizzate con il sistema Polaroid – provenienti dal proprio archivio e da collezioni private.
Lo stile personale di Galimberti si esprime nei cosiddetti “mosaici”, immagini che, come spiega il curatore della mostra Denis Curti, “hanno la particolarità di proporre il soggetto fotografato in composizioni realizzate da tante tessere o tasselli, tutti della stessa dimensione, ma di numero variabile tra un’opera e l’altra. In ognuna delle tessere viene riprodotto un frammento del tutto e nel caso specifico del ritratto, utilizzando un accessorio che permette scatti a distanza ravvicinata, ognuno dei tasselli accoglie un particolare del soggetto. L’abilità di Galimberti consiste nello scegliere la sequenza delle inquadrature e nell’accostare le varie parti: in questo modo vengono messi in evidenza i tratti più significativi e la personalità del personaggio ripreso, rompendo la continuità visiva di volumi e proporzioni”.
Sono proprio i ritratti che compongono una delle serie presenti in mostra, forse il genere cui Galimberti deve maggiormente la propria notorietà. I soggetti dei suoi scatti non sono anonimi personaggi, bensì illustri protagonisti della cultura italiana come tra gli altri Umberto Eco e Lalla Romano, della muscia coma Lucio Dalla e Loredana Bertè e non mancano anche le star straniere come Robert Altman. “Singole polaroid, una moltitudine di pezzi unici portatori di una sola identità”, come ben sintetizza Benedetta Donato in occasione della mostra antologica presso l’Istituto Veneto di Palazzo Franchetti di Venezia nel febbraio del 2013.
I “ready made” compongono un secondo tema sviluppato dall’artista in mostra: la tecnica duchampiana del prelevare oggetti d’uso quotidiano dal loro contesto per proporli come opere d’arte viene rielaborata in pieno “stile Galimberti”. Abbiamo così degli scatti a “mosaico”, dove il dettaglio viene immortalato dalla polaroid e manipolato con varie tecniche, per poi essere sovrapposto all’originale: l’artista reinterpreta così il ready made facendolo proprio.
La terza serie presente in mostra racchiude le fotografie di viaggio scattate dall’artista negli ultimi mesi e si dividono in due filoni agli antipodi: da un lato gli scatti realizzati a New York, metropoli brulicante di vita, composizioni dove le linee geometriche sono protagoniste, governate da architetture e asfalto; dall’altro lato ci sono invece fotografie realizzate in Emilia Romagna, terra di pianura dove il tempo sembra essersi fermato.
Quest’ultimo lavoro, ancora in buona parte inedito, si chiama “Progetto Emilia. Prime Istantanee” e riprende le orme del precedente Viaggio in Italia, realizzato nel 2003. Un lavoro dove Galimberti ragiona sul tempo e di conseguenza sulla memoria, e che si inserisce perfettamente nella storia della fotografia italiana: vengono subito alla mente Un Paese del 1955 di Cesare Zavattini e Paul Strand e soprattutto Viaggio in Italia del 1984 di Luigi Ghirri, opere che hanno riaffermato il ruolo dei paesaggi appartenenti all’Italia meno nota, eppure quelli che più di tutti ne ricreano l’identità individuale e collettiva.
Un progetto dove l’artista mostra, per la prima volta, non solo il mosaico finale, ma soprattutto la sua matrice, l’istantanea unica, la genesi da cui poi nascerà l’opera finale. Un salto in avanti quindi nella poetica di Galimberti, che nel raggiungimento della sua maturità artistica svela ed esplicita il procedimento che si cela dietro alle sue opere.
Maurizio Galimberti Antologica è una mostra completa che racconta l’artista nelle sue diverse sfaccettature, presentando i lavori più caratterizzanti degli ultimi anni e i progetti di continua ricerca tecnica e stilistica, con un particolare punto di vista che riesce sempre ad emozionare e affascinare.

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MAURIZIO GALIMBERTI
Antologica
A cura di Denis Curti

2 – 31 agosto 2019
Inaugurazione 1 agosto ore 18.00

Rocca Roveresca – Senigallia (AN)
Piazza del Duca 2

Orari di apertura: tutti i giorni 8.30 / 19.30
dall’1 al 3, dal 6 al 10 e il 16, 19, 24 agosto ore 19.30 / 24.00

Ingresso libero il 2, il 9 e il 16 agosto

Info:
www.roccasenigallia.it
info@fondazionecrj.it
www.fondazionecrj.it

Tina Modotti -Fotografa e rivoluzionaria

Tina Modotti - fotografa e rivoluzionaria a cura di Reinhard Schultz- progetto espositivo ideato da Francesca Macera - 13 aprile – 1 settembre 2019 - Inaugurazione 12 aprile ore 18.00.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, nella rinascimentale sede di Palazzo Bisaccioni, celebra Tina Modotti, una delle più grandi fotografe del Novecento, attraverso una mostra che vuole delineare la sua vicenda esistenziale oltre che artistica, celebrandone il mito, ma raccontando anche gli aspetti più privati. Fotografia e vita collimano, l’una a raccontare l’altra con un intento di onestà, passione e ideali.

La mostra “Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria” è composta da sessanta fotografie provenienti dalla Galerie Bilderwelt di Berlino di Reinhard Schultz, che ne è anche il curatore. Obiettivo del progetto espositivo, ideato da Francesca Macera, è quello di ripercorrere le affascinanti vicende biografiche di Tina Modotti, far scoprire la sua grande abilità di fotografa e le passioni che ne condizionarono in maniera determinate l’esistenza, attraverso un percorso che si snoda in sei tappe, che ripercorrono i luoghi, le immagini, gli amici, gli amanti che fecero parte dell’affascinante universo di Tina. Di origini friulane, giovanissima emigrò negli Stati Uniti per poi trasferirsi in Messico, dove partecipò attivamente alla fervida vita culturale e politica che negli anni Venti del Novecento animava il paese.

La mostra si apre con la sezione dedicata alle sue origini e alla sua storia familiare. Nata a Udine nel 1896 a cause delle difficili condizioni di vita, a soli diciassette si imbarca su un piroscafo diretta verso la California, dove la attendevano a San Francisco il padre e la sorella. Lì conosce e si innamora del pittore canadese Roubaix de l’Abrie Richey, detto Robo e con lui si trasferisce a Los Angeles.
La seconda sezione documenta la sua breve carriera hollywoodiana, in qualità di attrice del cinema muto. Scritturata per parti da avvenente femme fatale, partecipa a diverse pellicole, tra cui The Tiger's Coat del 1920 diretta Roy Clements, unico documento cinematografico superstite della carriera di attrice di Tina Modotti

Snodo fondamentale del percorso è la terza sezione, relativa alla fotografia, che Tina scoprì grazie all’incontro con il fotografo statunitense Edward Weston, che per molti anni fu suo mentore e con il quale si trasferì in Messico nel 1923 e intrecciò anche una lunga ed appassionata relazione sentimentale. Entrambi influenzati dal costruttivismo europeo e dall’estridentismo messicano, fotografano inizialmente gli stessi soggetti e oggetti, ma già da queste prime prove inizia a delinearsi la visione e la personalità fotografica densa di umanità della Modotti. Ne sono un esempio in mostra Serbatoio n. 1 con i volumi accentuati da prospettive geometriche, o l’ammorbidirsi delle linee nella celebre Calle in cui tutto viene giocato nel contrasto tra luce e ombra.
Weston rimane una presenza costante nella vita di Tina, ma l’amore è destinato a finire, quando la sua passione politica la allontana irrimediabilmente dall’estetica formale del fotografo statunitense. Per questo assoluto protagonista della quarta sezione in mostra è il Messico, terra di passioni e tumulti, in cui la giovane Tina trova rifugio, amore e soprattutto ispirazione.  (continua...)

Servizio RaiTre

Francesca Macera, ideatrice del progetto espositivo della mostra su Tina Modotti, al programma radiofonico Suite di Radio Rai 3 venerdì 10 maggio